“Pace“, il nuovo singolo del giovanissimo talento del cantautorato italiano Giulio. Ogni sua canzone racchiude l’eleganza e la profondità di una scrittura raffinata ed allo stesso tempo maestosa che non può passare inosservata. La produzione è curata nei minimi dettagli e mai nulla è lasciato al caso. Il brano è stato pubblicato lo scorso 27 settembre.
Noi gli abbiamo chiesto di raccontarsi attraverso le sue 5 cose preferite!
“Tiny piano”
Questo è il pianoforte che ho in camera mia, la più recente delle mie cose preferite in realtà. L’ho recuperato salvandolo da una fine in discarica. Ora è lo strumento con cui compongo la maggior parte dei miei pezzi anche se è un po’ piccolo perché ha qualche tasto in meno e non mi ci entrano le gambe sotto.
Ursa Major, lo studio di registrazione
Questo è il posto dove è iniziato tutto e dove quotidianamente trascorro la maggior parte del tempo con il mio team. Un posto completamente immerso nella natura con la vista sul Lago D’Orta. Se non siamo dentro a registrare, siamo fuori a fumare una sigaretta o a rincorrere galline che girano nel prato.
Il palco
Da quando ho iniziato a fare live, il palco mi è sempre sembrato il modo migliore per rendere “vivo” ciò che creo in studio. Per me è come un posto sicuro dove riesco a provare in poco tempo tutte le emozioni che mi servono per continuare a creare.
Venezia
Ci sono andato per la prima volta, durante un “blocco dello scrittore” e mi ha aiutato ad uscirne. Forse è la mia immaginazione, ma identifico la città come un posto dedicato a questo proposito, un luogo pieno di cose che mi servono per ispirarmi. A parte i piccioni.
Il mio “pottery studio”
Proprio sotto casa, ho questo piccolo, minuscolo, laboratorio di ceramica dove lavoro e che uso come valvola di sfogo quando la mia testa non ne può più. Imparare quest’arte mi ha insegnato tanto, la pazienza e la riflessione nella propria solitudine sono due requisiti necessari.
In occasione dell’uscita del nuovo EP di Clemente Guidi, “Sfumature”, per Panico Dischi, gli abbiamo chiesto di farci entrare nella sua cameretta che poi è anche la sua home studio, dove nascono i brani, tra cui quelli che compongono il suo ultimo disco.
Ecco come la descrive:
“Camera mia, il mio piccolo home studio, tra un letto e le sembianze di una piccola bottega. Per me la camera è sempre stato un luogo “laborioso”. Sarà perché è lo spazio in assoluto più intimo e personale che puoi avere in una casa?! Non so, ma c’è una magia che a me succede solo lì, tanto che ormai camera non è un posto fisso, ma uno spazio fisico e mentale che mi porto dietro ogni volta che muovo i miei progetti.“
La tastiera MIDI
Non ho grandi strumenti, ma quel che mi interessa è saper trasformare le mie idee con immediatezza e naturalezza. Un pezzo alla volta per trovare la mia dimensione. La mia cameretta nasce a casa da un microfono e una chitarra. In Danimarca scopro cos’è una tastiera MIDI, poi ritorno a casa e inizio a darmi ancora più da fare. Di nuovo impacchetto e ora tutto è qui con me a Milano, dove una volta ancora ho ricreato il mio angolo preferito.
La scrivania Partendo dalla struttura, ecco il primo: il mio tavolo di lavoro. È una vecchia scrivania che fece mio padre a mano e rimase per tempo un po’ nascosta in casa. Era utilizzata ma un po’ di passaggio, non era curata granché da nessuno. L’ho caricata in macchina ed eccola con me a Milano. Io sono innamorato di questo legno, mi ricorda l’artigianalità delle cose e l’arte del fare.
La lampada
La seconda cosa è la lampada. Creare uno spazio caldo mi tranquillizza e mi fa sentire tutta l’atmosfera che ricerco quando spazio tra suoni e parole. La posso alzare e spostare e creare la luce che mi va.
Una pianta
Immancabile pianta. Una monstera che è una tra le verdi che più mi incanta e mi rimanda sempre a Lanzarote e alle pareti di questa pianta che cresce selvaggia tra l’acqua e le grotte dell’isola. Sa di verde casa e di speranza.
Carta e penna
Scritte, bozze, disegni, linee o forme che mi passano per la testa. Avere carta e penna è l’inizio di ogni progetto. È un gesto fisico così lieve che deve essere un must creativo. Porti quel che porti!
Lele l’ukulele
Passo e chiudo con Lele l’ukulele. Queste quattro corde sono sempre pronte, non sai mai suonarlo abbastanza bene ma è sempre un grande tentatore. Lo puoi prendere come per giocare, non ti impegna. E poi magari ti ritrovi che hai un motivetto nella testa e devi correre a rinchiuderti un intero pomeriggio perché non deve sfuggirti quella fischiettata che ti rimbalza a destra e sinistra nella testa.
Questi sono 5 angoli del vecchio appartamento di famiglia che Pier nel corso degli anni sta trasformando sempre più in uno studio di registrazione.
“È una cosa molto folle e nerd che si è cominciata a realizzare durante la quarantena quando, con tutto il tempo libero a disposizione, ho potuto fare oltre 1000 saldature e costruire una cinquantina di pannelli per il trattamento acustico. In pratica ho creato un sistema per collegare tutte le stanze alla regia (che si trova in cucina) e si può registrare musica da qualunque punto della casa (manca solo il bagno…hehe). Mi è sempre piaciuta l’idea di produrre musica in un ambiente domestico che mettesse a proprio agio le persone, senza la “soggezione” di stare in studio…c’era a disposizione a costo zero questo posto fantastico a 100 metri dal mare e a 30 minuti dalle montagne, e così non ho potuto resistere e ho costruito questo piccolo sogno a cui ogni giorno sto aggiungendo un piccolo tassello! Vi porto dentro.” (Pier)
IL DESK
Questa è la mia scrivania. Ho portato un mio progetto a un falegname di fiducia e lui l’ha realizzata esattamente come volevo! Poi ho installato i rack negli spazi appositi di fianco allo schermo: per accenderli, prima ero costretto a scendere ogni volta sotto la scrivania e fare un processo scomodissimo per attaccare e staccare le spine alla corrente una ad una, poiché nessuno di questi aggeggi è dotato di interruttore. Per rendere rapido questo processo, li ho attaccati a delle ciabatte di corrente smart e dato loro i nomi dei 4 Saiyan di Dragon Ball Z, ora per accenderli mi basta dire “ok google! Accendi Goku, Vegeta, Nappa e Radish” ed è fatta. In fondo un compressore chiamato Goku è una figata atomica. Ci sono anche anche altri dispositivi tra cui un onorevole menzione va al reamp box che ho chiamato Tensing…purtroppo sarebbe impossibile ora fare tutto l’elenco, ma immagina il mio orgoglio nerd che esplode ogni volta.
IL PIANO
Questo è di sicuro l’angolo più emotivo. Quello che vedete è il piano su cui ho imparato a suonare ed è con me fin da quando ero solo un cinquenne. Cioè avevo 5 anni, si può dire cinquenne? Boh. Comunque, sopra al piano potete invece ammirare il Modular Dio, un Synth che ho assemblato pezzo pezzo nell’arco degli anni e con cui si possono ottenere suoni Super Sayian, sempre per citare il manga con cui sono cresciuto. E per non perdere neanche un istante di ispirazione ho insegnato a Google che se dico “sono ispirato!” lui deve accendere tutte le luci attorno al piano con determinati colori e a bassa intensità, in modo che io possa suonare in quest’ambiente soffuso. È bello avere uno schiavo e non sentirsi neanche in colpa visto che questo è digitale e non potrebbe neanche accorgersi di esserlo…hehe
LABBAITA
Questa è la baita ma va scritto tutto attaccato perché il mio soprannome storico è Labbè (la bestia) e quindi se la bè è labbè, la baita è labbaita. È un pezzo di muro che non c’era in questa stanza e che ho costruito assieme a mio padre. Il progetto in corso è appenderci delle lettere di legno e scrivere proprio “LABBAITA”, come se fosse un insegna, e in più voglio metterci un bel po’ di piante. Il legno mi mette tranquillità da sempre e quindi ne ho voluto un po’ nella stanza dove sto dormendo, poi ci ho appeso la tv creando un bell’angolo da gaming. Questo perché nella mia “visione” sfidarsi a FIFA a fine lavoro prima di dormire è un processo importante al pari di registrare le voci. Non si può prescindere. Solo giocando a FIFA conosci davvero la persona per cui stai producendo. O al massimo Tekken.
LA SALA
Questa è una parte che ha richiesto tanto lavoro di trattamento acustico (e c’è ancora un bel po’ da fare) e veramente tante saldature per fare un collegamento adeguato alla cucina/regia. Appendere i pannelli al soffitto è stato super stancante, però…è valsa la pena! Non so quanti brani sono stati prodotti qui dentro, quante vite ho toccato e mi hanno toccato attraverso la musica, quanti amori sono passati di qua. È bello vivere in prima persona la crescita dai primi lavori ad oggi, con una serie di piccole soddisfazioni che sono sempre più frequenti tra inserimenti in playlist editoriali di Spotify, Amazon e Apple, vittorie di concorsi, collaborazioni importanti.
LA CUCINA
Questa infine è la cucina. Il mio si chiama BAR44 Home Studio perché il primo “studiolo” domestico l’avevo creato nella mia stanza in Via Baretti 44 quando vivevo a Torino, e dato che il primo seme era stato piantato lì ho voluto portarlo con me e farlo crescere a Pescara dove vivo ora. Visto che c’era questo “bar” in mezzo al nome, ho aggiunto in cucina questa penisola con degli sgabelli alti ed è stato un vero tocco di classe per la regia. Mentre si produce, c’è chi cucina, chi mangia, chi prende il caffè, e per questo si crea la magia di “sentirsi a casa”. Spero tanto che questa mia piccola oasi venga sempre più conosciuta perché ogni brano qui è un’esperienza unica sia per me e che per chi viene!
Si intitola “Panico Mentale” ed è il nuovo EP di Adriano, uscito lo scorso 29 settembre. Prodotto da Andrea Normanno (Cratere Centrale, Ketama 126), il nuovo lavoro di Adriano tocca i colori tenui dell’autunno pur restando legato alla spensieratezza estiva. Sfumature funky si mischiano all’attenzione per la poetica cantautorale.
Noi siamo entrati nella sua camera per farci mostrare cinque dei suoi oggetti più iconici e che meglio lo rappresentano.
Il primo oggetto che vi mostro è il mio sketchbook. In realtà ne ho tantissimi ormai, sparsi in tutta la stanza, e sono quanto di più intimo credo di possedere. Oltre a disegnarci su, sono una raccolta dei mie pensieri, idee, canzoni, sogni, dubbi e appunti. Spesso li rileggo e rielaboro testi che avevo scritto.
Il secondo oggetto è “Storie di ordinaria follia” di Bukowski. Non sono solo i racconti che contiene che per me hanno significato, ma anche cosa rappresenta questo libro per me. Non ero un grande lettore prima che me lo regalassero, è stato il primo che ho letto dall’inizio alla fine, e da lì la mia passione per la lettura è cresciuta sempre di più. Inoltre mi ricorda di finire le cose e di non lasciarle a metà.
Il terzo oggetto è questo bellissimo regalo. È una stampa d’autore che rappresenta lo spettro sonoro di “Vieniconme”, il primo brano che ho pubblicato. Mi è stata regalata da amici a me cari (che poi sono diventati anche i miei produttori) con cui è nata un’importante collaborazione che ha dato il via al mio progetto musicale. È come se fosse il punto zero di questo percorso.
Il quarto oggetto è quello più divertente, forse. Mi è stato regalato per i miei 23 o 24 anni da un mio grande amico. Sono un fan, non troppo sfegatato, di “Star Wars” e questa action figure di Darth Vader, nonostante il suo aspetto cattivo, mi rassicura: mi dà l’impressione di essere un protettore: sorveglia la stanza e porta delle good vibes.
Ed eccoci alla fine, il mio quinto oggetto è questo pothos che porto sempre con me in qualsiasi casa in cui mi trasferisco. Mi fa stare bene avere un po’ di natura accanto mentre lavoro o compongo nuova musica. Inoltre arreda la stanza e ha una bella posa.
“Dandelion Dreams” è il nuovo singolo della rock band Hyndaco, già disponibile in digitale e in streaming.
Il brano, dalle sonorità grunge della Seattle più piovosa mischiate al più schietto punk e al disorientante noise, è iperattività mentale e noia, vite che scorrono nella paura di cadere e nell’impossibilità di agire. Suggestioni radicali, dalla letteratura cannibale di Aldo Nove alle contraddizioni di Bret Easton Ellis, rendono possibile riconoscere in Mia Wallace, di Pulp Fiction, un esempio lampante del significato del brano: una fatale frantumazione dell’io schiacciata dall’impulsività irreversibile che la ricerca di emozioni forti inevitabilmente porta.
Abbiamo chiesto ai ragazzi quali sono le loro 5 cose preferite, per conoscerli meglio.
Wellness Valley
Non è solo un luogo ma una filosofia di vita e noi la odiamo. Con essa il tempo scorre felice e leggiadro nel mostrare agli altri quanto fanno schifo a non essere degli eletti. Proveniamo da Cesena che oltre ad essere il baricentro di tutto ciò è anche una bella città, soprattutto nell’essere caratterizzata dal silenzio. Il comitato “anti-rumore” infatti padroneggia sulla proposta culturale impedendo eventi che vadano sopra la soglia acustica del parlato. Perciò la gente ripiega su small talk e serate a base di drink “arzigogolati” che appesantiscono il cuore mentre scippano il portafoglio. Vogliamo emozioni forti e discussioni accese. Vogliamo il Braulio – il nostro Dandelion Dreams.
Diavola con la bufala
Pizza 24/7, un altro Dandelion Dreams che nella Wellness Valley non possiamo permetterci – in tutti i sensi. Però talvolta ce ne freghiamo, suoniamo come matti e poi mangiamo come dei robbosi sul cofano delle nostre auto alle due di notte. Poi ci ricordiamo che viviamo nella città del silenzio e dopo mezzanotte scatta il coprifuoco, quindi o non lo facciamo o andiamo al Mc.
Pulp Fiction
Ci fa sentire infinitamente piccoli perché è devastante e nessuno ci toglierà mai dalla testa la libera associazione di parole Pulp Fiction/GTA San Andreas, non ci interessa se è scontato dirlo: “Grove street, home”. Un tripudio di input visivi e uditivi, una scarica di adrenalina come quella che Mia Wallace riceve nello sterno e che diventa per noi un leitmotiv da inseguire per esprimere il Dandelion Dreams, ovverola nostra ricerca di emozioni forti in opposizione alla Wellness Valley.
Tappi per le orecchie
Quelli forati, con il filtro in ceramica, che se no non si capisce nulla con quelli chiusi. La percezione non sarà la stessa, ma ci permette di non compromettere ulteriormente le orecchie già danneggiate dalla movida della Wellness Valley in un goffissimo tentativo adolescenziale di omologazione. Le emozioni forti spesso saturano e clippano tutto lo spettro audio e Danedelion Dreams ha quella specifica intenzione.
Songs for the Deaf
Ogni volta che saliamo in macchina mettiamo su il nostro album preferito dei Queens of the Stone Age e aspettiamo la rullata di Song for the dead per poi sgommare e scalare dalla prima alla quinta in otto secondi. Poi torniamo a guidare ai trenta all’ora perché nel bagagliaio ci sono sei chitarre e una cassa di valvole. Non è l’unico album al quale ci ispiriamo, ma forse può rappresentare al meglio il nostro Dandelion Dreams: distorsione e groove che talvolta sfociano in ondate di riverberi col decay che oscilla dai cinque ai tredici secondi e, se il caos vuole, in maledetti feedback.
A partire dal prossimo 22 settembre riprenderanno I Venerdì del Babitonga, che vedranno protagonisti artisti musicali della scena nazionale e internazionale: tutti i venerdì spazio a un mini-live, allestito in mezzo ai libri. Cantautori e gruppi provenienti dal panorama indipendente, milanese ma non solo: dall’acustico all’elettronica, gli eventi live del Babitonga sono all’insegna del sound autentico e della varietà. In sala, o meglio, in libreria, la musica è protagonista di una serata che trascorre gustando un drink o sfogliando un buon libro.
Babitonga Café Tutti i venerdì alle 19.00 Libreria Feltrinelli, viale Pasubio 5, Milano Ingresso gratuito
La cantautrice La Mandirola, live per I Venerdì del Babitonga il 22 settembre
22 settembre – La Mandirola, inizio ore 19.00
Cantautrice emergente dell’Oltrepò Pavese, classe 1992, si avvicina al mondo artistico fin dall’infanzia, formandosi nel teatro e nella musica, approcciandosi allo studio del pianoforte e del canto dall’età di quattro anni. Scrive dal 2008 ma solo nel 2020 costituisce ufficialmente il progetto solista come cantautrice sotto lo pseudonimo “La Mandirola” prodotto da Giorgio Depetri e Luca Sparagino (Hifunk). Dal 2021 viene supportata e sostenuta anche dal progetto “Cantautrici” creato da Rossana Casale, Grazie di Michele e Mariella Nava. A Ottobre 2021 viene invitata nella trasmissione “Il circo volante del barone rosso” di Red Ronnie, insieme a Grazia di Michele e a Settembre 2022 è ospite della serata conclusiva del Sele D’oro ( Oliveto Citra) insieme a Lucariello e Raphael Gualazzi. A Luglio 2023 si è esibita a Roma come semifinalista del Premio Lunezia”.
Un set minimal per la presentazione del disco “Fai cose belle”: le canzoni scritte da Elisa Mandirola, in arte La Mandirola, e prodotte da Hifunk nelle figure di Giorgio De Petri e Luca Sparagino in collaborazione con Matteo Piazzi. Un disco che racconta la tragicomica esistenza di una Millennial che attraversa i suoi vent’anni per approdare ai trenta. Un percorso a ostacoli tra vita, morte, crisi finanziarie, amore e tanta speranza in un futuro migliore che possiamo costruire solo noi stessi con volontà e incrollabile autoironia”.
29 settembre – Daniele De Gregori, inizio ore 19.00
Cantautore e chitarrista romano, pluripremiato nei maggiori Festival italiani (Premio dei Premi ’22, Premio Bertoli ’21, Musica contro le mafie ’20, L’artista che non c’era ’20, Lunezia ’19) e con una lunga esperienza Live. Ha collaborato con grandi musicisti tra i quali Nathalie, Lucio Bardi, Paolo Giovenchi, Alberto Laurenti ed è stato invitato ad aprire i concerti di Enrico Ruggeri, Simona Molinari, Paolo Jannacci ecc. È apprezzato per il suo impegno sociale, in particolare sui temi dell’ecologia e della disabilità, per i quali è stato premiato al Green Music Fest ’21 ed è spesso ospite del programma “O anche no” su Raidue.
“Cura” è il nuovo album di inediti del cantautore romano Daniele De Gregori, in uscita giovedì 13 aprile 2023 per l’etichetta Goodfellas, con il Contributo di NUOVOIMAIE Tutti cercano una cura, per il male di vivere, per la malattia, per il dolore, per l’amore. Questa ricerca può essere salvifica oppure una terribile distrazione che allontana da sé stessi. L’album è figlio di un periodo antropologicamente unico in cui alcune consapevolezze hanno subito un’accelerazione repentina. Mentre il mondo globalizzato cercava una cura, si scopriva giorno dopo giorno che non poteva esistere senza collettività, così uscire fuori da sé stessi, combattere i propri pregiudizi, cercare il vaccino per il proprio ego era l’unica via d’uscita. “Cura” è un disco che racconta di un abbandono attraverso 8 passaggi sviluppati in 3 atti (anni). L’abbandono faticoso di una parte di sé, quella più egoriferita, mai autocritica, pugnace, (auto)conservatrice e spietata (Sempre la stessa canzone/ Le case mangiate dal sale). In seguito, l’abbandono doloroso e necessario di un affetto, l’accettazione dell’inaccettabile, l’imparare a ridere diversamente (Qualcosa di me/Nebraska). Infine, il dolce abbandono all’altro, la consegna della propria vita in mani diverse per poi vederla tornare migliore (Luglio e Milano/ Eleonora/ Cruise Control). In mezzo vive “Il re del mondo”, capolavoro di Franco Battiato (che non a caso cantò “La cura”), legame superiore che tiene insieme le vicende materiali, a riportare la riflessione verso termini assoluti. Una voce intangibile che soffia il ricordo di qualcosa di più alto. C’è dell’altro, noi siamo altro.
Esce mercoledì 13 settembre 2023 “Fammi Volare”, il nuovo singolo di TWIK, il secondo dopo l’esordio con “Gerhard Kremer.” Il duo abruzzese, che sperimenta combinando rock, pop ed elettronica, mette in musica la storia di una convivenza difficile, in cui le basse tolleranze oltrepassano limiti e gesti liberatori prendono forma. All’inizio, “Fammi Volare” sembra una canzone spensierata, ma nasconde una realtà più profonda e triste, che si manifesta nella parte centrale del brano, più cupa e dalle tinte dark.
La protagonista è intrappolata in una relazione che non la rende felice. Ogni giorno è uguale all’altro, tra discussioni, lamentele e incomprensioni. Lei sogna di volare via, ma si sente come se fosse legata a una catena.Un giorno, stanca di questo tormento mentale, decide finalmente di lasciarsi andare e di prendere in mano la sua vita. Con un sorriso, sposta le tende della finestra e finalmente è libera.
“Fammi Volare è la nostra storia d’amore. La quiete dopo la tempesta. Ah l’amore… Le convivenze difficili..Può capitare di ritrovarsi rinchiusi in catene e neanche accorgersene. A volte si risolvono nel migliore dei modi. A volte no. Questa è la nostra storia d’amore, Fammi Volare.”
BIOGRAFIA
I Twik nascono per gioco dalla collaborazione tra Vincenzo “Vik” Di Santo e Laura “Twelle” Morelli, che durante il lockdown hanno sperimentato una collaborazione a distanza senza mai incontrarsi di persona. Dagli esperimenti è nato un progetto ambizioso, caratterizzato dalla libera fusione di generi come rock, pop, alternative, hip hop ed elettronica. La band, che ha preso forma con l’ingresso di Filippo Maria Di Nardo e Lorenzo Marcozzi, si muove tra melodie accattivanti, testi riflessivi e una combinazione di suoni innovativi. A Giugno 2023 pubblicano il primo singolo “Gerhard Kremer”, disponibile su tutti gli store online.
Il 13 Settembre dello stesso anno lanciano il secondo singolo “Fammi Volare”.
“ventidue” è una ballata indie pop che unisce i mondi artistici di nudda con chesma, dagli stili diversi, ma che hanno saputo incontrarsi nel mondo indie in questo brano che racconta di quanto sia difficile lasciarsi alle spalle una relazione che infondo non sarà mai chiusa del tutto. Con la copertina ispirata al famoso quadro “la persistenza della memoria”, “ventidue” parla della persistenza della memoria che c’è in ognuno di noi quando l’amore della nostra vita finisce, e lascia dietro solo i segni della fine di un qualcosa che per noi non finirà mai.
Scritta da Marta Adducci, Giada Sardu, Rebecca Palazzolo prod: rebtheprod Fuori per talentoliquido e takabisha dischi mix e master roberto proietti cignitti copertina simone pardi
NUDDA: nudda nasce a Siena il 2 giugno del 2000. Partecipa a X-Factor 2021 dove raccoglie da subito consensi e apprezzamenti, fino al suo primo singolo “nonusciraidaqui”. É la vincitrice della targa Quirici al Premio Bindi 2022, dov’era tra gli 8 finalisti e la terza classificata al Premio George Brassens 2022. É tra le artiste invitate al primo anniversario di EQUAL Italia di Spotify. Il suo primo album “Vedo il mondo un po’ sfocato” esce a ottobre 2022, ottenendo complessivamente quasi 900.000 ascolti, oltre a numerosi inserimenti editoriali di tutti i suoi singoli. Inizia a novembre 2022, il suo tour in tutta Italia, che conta numerose date fino a estate 2023, e che porta live la sua discografia in band. Dopo i primi tre singoli “morsodelcobra” e “nontichiamerò”, “TUTTALANOTTE”, l’autunno lancerà il suo featuring con la cantautrice chesma venerdì 22 settembre “ventidue”.
https://www.instagram.com/nudda.mp3/
CHESMA: chesma, classe ’96, “l’artista precedentemente conosciuta come madi“, canta un urban pop dalle venature indie. Dopo “Non so spiegarti questa cosa che“, ventidue è il suo secondo singolo per Takabisha / talentoliquido.
Esce venerdì 1 settembre 2023 su tutte le piattaforme digitali il nuovo singolo di Elias. Un nuovo capitolo dal sapore dolce-amaro che pone metaforicamente fine all’estate, un brano che nasce dal lockdown, i cui effetti ritroviamo anche oggi nella vita di Andrea / Elias. Per tutti i solitari di settembre, una canzone da cantare tutti insieme su una spiaggia, ma con dei colori autunnali.
Bugia è uno tra i diversi brani che scrissi durante il famigerato lockdown, che molto ci diede modo di riflettere su noi stessi e sulle nostre vite. Scelsi una parola come titolo che appositamente non usai nel testo, per rafforzare la sensazione che volevo comunicare, una rassicurante melodia per ciò che non siamo riusciti ad afferrare, per ciò magari non sappiamo di volere, come a vivere dietro un vetro, mentre sorridiamo a guardarci bruciare, nelle inafferrabili sensazioni racchiudiamo, quando amiamo e perdiamo, amiamo e perdiamo, e a un certo punto ci abituiamo a vivere cullati da questa altalena. Bugia mi piace definirlo un brano post-estivo.
BIO:
Elias, nome d’arte di Andrea Bevilacqua, per il suo percorso solistico.
Pianista di formazione, inclinazione eclettica nel panorama musicale fin da bambino, non si limita agli studi classici ma partecipa a diversi progetti, sempre di stampo inedito sul panorama underground milanese, che lo vedono come principale song-writer. Elias nasce nel 2020, e vede la luce con i primi singoli nel 2021, registrati presso blapstudio con la direzione artistica di Giuseppe Ferdinando Zito (voce dei Jaspers, ex resident band di “Quelli che il calcio”. Segue un discreto numero di concerti nel milanese e non, tra cui diverse aperture ai live di Danilo Sacco (ex voce dei Nomadi) e un ingaggio di apertura ai Marlene Kuntz, non portato a termine per la necessità all’ultimo, della nota band ex sanremese, di non avere un opening per motivazioni tecniche. Attualmente Elias ha nell’ultimo anno lavorato in studio in collaborazione con Willow Production a diversi nuovi lavori, ricercando un suond che combinasse sonorità eighties con l’elettronica moderna, atmosfere malinconiche indie e ed energiche tipiche dell’alternative rock. Nell’aprile 2023 esce Spiagge Bianche, nuovo lavoro dell’artista, che ha l’obiettivo di trasportare in un luogo ideale di se stessi dove non si ha a volte il coraggio di andare, ma dove spesso si può, se ci si cerca, trovarsi per davvero. Pronto insieme ai musicisti che lo seguono dall’inizio, Carlo Manzan e Daniele Dimasi, per ripartire con un nuovo giro di live nel nord Italia.
A settembre 2023 esce il suo ultimo singolo “Bugia“.
“Conteremo i giorni” è il nuovo singolo dei punk rockers Error 404, già disponibile su tutte le piattaforme. La canzone, scritta in collaborazione con Martina “Cleo” Ungarelli delle Bambole di pezza, è caratterizzata da un sound fortemente ispirato ai Green Day, con arrangiamenti influenzati dal pop.
“Conteremo i giorni” vuole trasmettere a chi ascolta quanto una cosa non andata per il verso giusto possa cambiare le carte in gioco nel proprio futuro.
Noi per conosce meglio gli Error 404 meglio, abbiamo chiesto loro quali fossero le loro cinque cose preferite.
GREEN DAY
I Green Day sono il gruppo per il quale tutti noi suoniamo praticamente, la più grande fonte di ispirazione oltre che la colonna sonora della nostra adolescenza.
SALA PROVE
La nostra sala prove è una vera e propria casa per noi e per tutti i nostri amici che tutte le sere sono lì con noi a bere birre e divertirsi, praticamente un mini centro sociale. Da lì nasce sempre tutto, idee per i pezzi nuovi e un sacco di cazzate.
ENERGIA SUL PALCO
Questo è quello che sentiamo quasi sempre quando scendiamo dal palco. la gente si diverte un sacco, per noi questo è diventato l’ elemento principale dei nostri live oltre a suonare bene e far arrivare le nostre canzoni al cuore delle persone.
FARE L’ ALBERO DI NATALE
A noi piace tanto fare l’ albero di natale tutti insieme, anche quando non è Natale. Come albero però ci piace utilizzare la batteria di scotch.
FURGONE
I viaggi in furgone sono epici, ogni volta non sai mai cosa ti aspetta. Non c’è altro da aggiungere, bisognerebbe solo provare per credere.